Allenamento e Cortisolo: quando l’esercizio diventa troppo stress
- Dott. Daniele Gabrovec
- 10 mar
- Tempo di lettura: 2 min
L’allenamento è uno stimolo adattativo straordinario.
Ma dal punto di vista endocrinologico è, a tutti gli effetti, uno stress biologico regolato dall’asse ipotalamo–ipofisi–surrene.
Durante l’esercizio intenso aumenta la secrezione di cortisolo.
In fase acuta è fisiologico e necessario: mobilizza glucosio, modula l’infiammazione, sostiene la performance.
Il problema nasce quando:
il volume è eccessivo
il recupero è insufficiente
il sonno è inadeguato
è presente stress cronico psicologico
vi è restrizione calorica prolungata
In questi casi il cortisolo può diventare cronicamente elevato, con effetti sistemici:
riduzione della sintesi proteica muscolare
aumento del grasso viscerale
alterazione del ritmo circadiano
riduzione del testosterone libero
interferenza con la conversione tiroidea da tiroxina a triiodotironina
stallo metabolico e calo della performance
Cosa fare concretamente
Periodizzare l’allenamento (fasi di carico seguite da scarico)
Limitare le sedute ad alta intensità a due o tre a settimana
Garantire almeno sette–otto ore di sonno
Assicurare un apporto proteico adeguato
Evitare cardio ad alta intensità in fase di stress cronico
Monitorare la variabilità della frequenza cardiaca
L’obiettivo non è “abbassare il cortisolo”, ma ripristinarne la fisiologica oscillazione circadiana.
Nutraceutica di supporto (valutazione personalizzata)
Ashwagandha standardizzata
Fosfatidilserina
Magnesio
Omega tre
Glicina serale
Vitamina C in fase di stress acuto
L’integrazione non sostituisce la programmazione intelligente dell’allenamento, ma la accompagna in modo sinergico.
L’allenamento è uno strumento terapeutico potente.
Ma, come ogni terapia, richiede dosaggio e personalizzazione.
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