• Dott. Daniele Gabrovec

I batteri intestinali possono inibire la perdita di peso?


Domanda. Non riesco a perdere peso. Un mio amico dice che il mio problema potrebbe essere dovuto ad alcuni batteri che vivono nel mio intestino. Può essere vero che se ho la flora batterica alterata non riesca a perdere peso? Posso fare qualcosa per risolvere il problema?


Risposta. Solo una decina di anni fa non faceva parte del pensiero comune ritenere che un’alterazione del microbiota intestinale ostacolasse la perdita di peso, tuttavia oggi si fa sempre più piede l’ipotesi che un’alterazione del microbiota intestinale possa inibire il calo ponderale. È risaputo da ormai un secolo che vari batteri popolano il nostro intestino, tuttavia, per molto tempo, non si è ritenuto che questi organismi svolgessero funzioni importanti per il nostro organismo.


Nell’ultimo decennio, tuttavia, grazie ai progressi scientifici è stato possibile identificare i singoli microrganismi e capire quanti ce ne fossero. Tutto questo è stato reso possibile grazie all’avvento delle nuove tecniche genomiche mirate ai geni batterici. I risultati sono stati sorprendenti; si è visto che i nostri batteri intestinali hanno da 250 a 800 volte più geni di quanti siano presenti nel nostro organismo. E ancora più sorprendente è stato scoprire che questi batteri producono particolari sostanze in grado di entrare nel nostro flusso sanguigno e influenzare svariate funzioni corporee. In poche parole, i batteri del nostro intestino possono influenzare il nostro stato di salute o di malattia.


Ma come possono questi batteri influenzare il nostro peso corporeo? Quando mangiamo, il nostro intestino scompone gli alimenti in piccoli pezzi. Solo i pezzi più piccoli vengono assorbiti ed entrano nel nostro circolo sanguigno. Le parti rimanenti degli alimenti, ovvero quelle che non vengono digerite, vengono eliminate come parti di scarto. In sostanza, non tutte le calorie introdotte sotto forma di alimenti entrano nel nostro corpo, contribuendo, quindi, all’aumento di peso. I batteri intestinali aiutano a spezzettare il cibo e alcuni di questi sono particolarmente abili nel farlo. In teoria, quindi, se il nostro intestino è più ricco di questi batteri, il risultato sarà che avremo più difficoltà a perdere peso.


Ci sono delle prove scientifiche che dimostrino che la presenza di alcuni ceppi batterici siano davvero in grado di inibire il calo ponderale? Ad oggi sono stati condotti moltissimi studi sul microbiota intestinale animale e umano e in vari studi si è effettivamente visto che la presenza di alcuni ceppi batterici è veramente in grado di ostacolare il calo ponderale. In uno studio, ad esempio, si è visto che trasferendo i batteri di un topo obeso in un topo magro, questo ingrassava; mentre il trasferimento di batteri da un topo magro a un topo che aveva la naturale tendenza ad ingrassare, questo rimaneva magro!


In un altro studio, dove sono stati trasferiti batteri intestinali umani di soggetti obesi in topi magri, si è visto che questi ingrassavano; come controprova, il trasferimento di batteri intestinali umani di soggetti magri in topi che avevano la tendenza ad ingrassare, questi sono rimasti magri!


Stiamo appena iniziando a capire il ruolo dei batteri intestinale nell’obesità e queste scoperte sicuramente renderanno più efficiente una terapia rivolta al trattamento di questa patologia.


Bisogna tenere presente che anche la dieta è in grado di modificare la composizione del microbiota intestinale. Ecco quindi l’importanza di un’alimentazione corretta, personalizzata e ben strutturata. Fra gli alimenti maggiormente in grado di influenzare un microbiota sano troviamo la fibra solubile, alcune gomme, i frutto-oligosaccaridi, i galatto-oligosaccaridi, gli amidi resistenti e i polifenoli, tutti presenti in grandi quantità nella frutta e nella verdura fresca, nei legumi, nei cereali integrali e nella frutta rossa. In caso di un’alterazione marcata del microbiota intestinale è possibile intervenire anche con formulazioni farmaceutiche di prebiotici e probiotici, ma che risultano sicuri ed efficaci solo se l’intervento viene personalizzato sul singolo paziente.


Ad oggi, il metodo migliore per identificare le specie batteriche intestinali è un’analisi metagenomica effettuata su un campione fecale. Questa metodica ci permette di capire quali ceppi batterici sono presenti nel nostro intestino e quanti di questi ce ne sono. Una volta caratterizzato il microbiota è possibile intervenire in maniera altamente specifica con la nutrizione e con la terapia probiotica al fine di ristabilire un buon equilibrio di questi microrganismi, migliorando quindi la condizione fisiopatologica del paziente.


Dott. Daniele Gabrovec – BIOLOGO NUTRIZIONISTA

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